Le alternative sono due, investire o tenere i soldi sul conto. Vediamo di analizzare i casi e capire cosa si adatta meglio a noi.

La differenza principale è che il denaro investito, se fatto nelle dovute maniere genera ricchezza, mentre i soldi sul conto perdono valore e NON creano alcuna ricchezza.

Non c’è un giusto o sbagliato, piuttosto bisogna agire conoscendo i pro e i contro, solo con la dovuta consapevolezza si può decidere con rigore.

Il conto corrente è quello strumento che ti fa perdere mediamente 1%-2% annuo (aumento del costo della vita), che ti espone al rischio fallimento della banca e che NON ti permette di generare ricchezza nel tempo.

Fare la montagna di soldi nel conto per i “non si sa mai che imprevisto possa capitarmi” è una moda del tutto Italiana, che ai più sembra saggia ma che se razionalizzata e studiata al microscopio non lo è.

Gli imprevisti, quelli veri, hanno impatti devastanti e non bastano milioni di Euro per salvaguardarsi.

Per questo esistono le assicurazioni e  con qualche centinaia di Euro l’anno mi evito di tenere capitali improduttivi sul conto e metterli a lavorare per me.

E’ altrettanto chiaro che investire non è prendere i soldi con il badile e metterli in un cestone comune, serve logica.

Investire è un processo scientifico e curato. Servono obiettivi.

Ho dei figli a cui voglio lasciare qualcosa per la loro età adulta? Ecco un possibile obiettivo.

Sono Italiano? Allora SICURAMENTE avrò problemi con la pensione. Ecco un obiettivo.

Voglio creare un tesoretto che sia disponibile tra 10 anni? Altro obiettivo.

Vorrei accantonare per un progetto futuro? Obiettivo!

Se non ci riconosciamo in qualcosa del genere, non è un problema, l’importante è mirare a un orizzonte temporale.

Lo so, non è facile, dobbiamo accettare una dose d’incertezza, che in realtà è quello che facciamo tutti i giorni quando ci alziamo dal letto, tutto è incerto per definizione.

D’altronde c’è sempre l’opzione conto corrente, perdita garantita ma non ho il patema di pensare a ottimizzare il mio patrimonio.

Un’arma del nostro arsenale è proprio la pianificazione per obiettivi rappresentata da una piramide, alla base c’è il breve termine e a salire gli obiettivi più lontani.

Se mi capita un imprevisto devo comunque avere dei soldi sul conto, alla base della piramide, se non bastano non ha molto senso prenderli da quelli destinati alla mia pensione, a meno che non sia davvero in mezzo alla strada, ma se capita significa non aver progettato bene in partenza.

Piuttosto, se non basta il conto e i primi gradini della piramide, posso avere altre opzioni, infatti posso accendere un finanziamento, magari mettendo a pegno i miei investimenti garantendomi così un tasso basso e lasciando che i miei soldi continuino a generare rendimenti.

Inoltre se tutto ciò non basta tirerò le mie conclusioni, se al momento della liquidazione i miei investimenti non si trovano in un punto a me favorevole valuterò cosa mi conviene di più.

Parliamo di compromessi.

Fai attenzione, pensi che abbia senso evitare di raddoppiare il capitale in 15 anni perché si preferisce il conto corrente per partito preso?

In che senso raddoppiare il capitale in 15 anni? Con un 5% annuo in 15 anni raddoppio il capitale, ricordo che l’azionario ha un rendimento medio annuo storico del’8%.

Non fissiamoci sui numeri e sui rendimenti perché potrebbe portare fuori dal sentiero, ma ricordiamoci che il conto è una perdita fissa e l’investimento crea ricchezza.

Un pianificazione bilanciata è quello che serve per vivere meglio, più protetti e più ricchi.