Con le tensioni geopolitiche e, in particolare, con l’aumento dei tassi i prezzi dei bond (obbligazioni) sono scesi, portando una minusvalenza nei portafogli degli investitori.

Per dovere di cronaca facciamo un veloce passaggio sui tassi, non ha tutti potrebbero essere chiaro questo funzionamento. I tassi controllati dalla Banca Centrale e sono interessi percentuali a cui presta soldi alle banche commerciali, come quella dove potresti avere un conto corrente tu.

Alzandoli o abbassandoli aumenta o diminuisce il costo del denaro, se i tassi sono bassi significa che per noi cittadini o imprese, chiedere un prestito è più economico e possiamo essere incentivati a richiederlo, tenendo quindi i tassi bassi le banche centrali cercano di dare un boost all’economia.

Viceversa, alzando i tassi cercano di frenare l’inflazione, rallentando un’eventuale crescita economica (che non è detto ci sia).

Questo è il tasso Refi, quello su cui ci soffermeremo.

In questo periodo le banche centrali stanno aumentando i tassi proprio per frenare l’inflazione dirompente.

Un altro effetto, strettamente correlato, è che all’aumentare dei tassi, le obbligazioni in circolazione scendono di prezzo.

Visto che a scadenza rimborsano a 100, acquistarle a meno, per esempio a 80, potrebbe diventare un’occasione, per questo se scendono i prezzi aumentano i rendimenti.

Comprare oggi obbligazioni ci dà rendimenti davvero allettanti che non si vedono da un po’.

Pensa che comprare un BTP a 10 anni (BTP 1,65 2032) costa 85,74 con cedola 1,65%.

Il rendimento a scadenza è 30,8%, un 3,19% annuo. Dovuto alla cedola e al prezzo d’acquisto.

Per molti sono occasioni d’oro, e in parte potrebbero esserlo, sottolineo in parte.

In finanza vige la regola che non esistono pasti gratis e il rendimento è pari al rischio, sentirsi più furbi del gregge per aver scovato un’occasione dovrebbe essere un campanello d’allarme non un vanto, soprattutto se per lavoro facciamo tutt’altro.

Le insidie sono diverse, e variano tra loro per il grado di probabilità nell’avvenimento.

Bisogna sempre avere piedi di piombo.

Il fallimento dell’Italia è meno probabile di un ulteriore aumento dei tassi; infatti, il primo creerebbe un danno decisamente maggiore rispetto al secondo, ho estremizzato per rendere chiaro il messaggio.

Il tema di oggi sono le clausole CAC’s che davvero pochi conoscono ma se investi in titoli di stato non puoi ignorare.

 

Le CAC’s sono clausole di azione collettiva sul debito pubblico e sono state introdotte da Bruxelles nel MES a partire dal 2013.

In sostanza attraverso questi accordi buona parte dei titoli di stato si vede cambiare le condizioni, in particolare si potrebbe:

  • Ridurre il valore nominale del titolo a scadenza
  • Prolungare le scadenze delle obbligazioni
  • Effettuare modifiche al metodo di calcolo di qualsiasi pagamento relativo ai titoli
  • Cambiare la valuta di rimborso e cedole dei titoli
  • Modificare le condizioni sugli obblighi di pagamento da parte dell’emittente

Nel 2012 in Grecia è stato applicato lo stesso meccanismo ma dall’introduzione delle CACs, nel 2013, ancora nessuno stato le ha applicate.

Le CACs, come abbiamo detto, sono provvedimenti collettivi, in sostanza devono essere approvati da una maggioranza qualificata di possessori del titolo.

La domanda che potrebbe sorgere è: “Perché mai dei sottoscrittori dovrebbero accettare di ridurre il valore di rimborso subendo una perdita”.

La risposta è che se non lo facessero invece di perdere un po’ potrebbero perdere tutto.

Per questo, come successe in Grecia, è molto probabile che in caso di dissesto sia facile trovare una maggioranza a favore delle CACs.

Questo è solo uno dei rischi intrinseci che bisogna conoscere prima d’investire in titoli di stato.

La probabilità di applicazione delle CACs è sicuramente bassa ma non impossibile, soprattutto vedendo la quantità di debito pubblico e la pressione degli oneri fiscali (costo del debito) dovuta all’aumento dei tassi.

Quando si investe si devono considerare le probabilità. Gli eventi poco probabili sono anche i più devastanti.

Va inoltre ricordato che la diversificazione deve essere il nostro mantra; quindi, diversificare per emittente e geograficamente deve essere imprescindibile per la nostra sicurezza finanziaria.

Concludendo, il concetto alla base è che lo strumento è solo un mezzo, bisogna spostare il focus sulla pianificazione, sui nostri obiettivi d’investimento, su cosa intendiamo raggiungere e perché stiamo investendo, poi si pensa al prodotto.

Comprare un titolo solo perché a buon prezzo non è investire ma speculare, potrebbe essere a buon prezzo ma non avere le caratteristiche adatte a noi.

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